Profilo fake: è un problema in adolescenza?

fakebook

Parlare di profilo fake in adolescenza è piuttosto scomodo perché osiamo entrare in una zona “grigia” in cui i confini tra legalità, non legalità e illegalità sfumano. Sappiamo bene che l’adolescenza è fatta di ricerca di identità, di sfide, di altalenamenti tra estremi opposti, di conflitti, di impulsività, e sappiamo anche che l’immaturità è il motivo alla base di tante notizie mediatiche-purtroppo.

Sono in molti ad utilizzare questi profili fake,  ignoti ai genitori, almeno all’ inizio, ed è questa la zona grigia in cui l’adolescente compie le sue scelte private, in segreto: la presunta assenza del controllo genitoriale e “sociale” porta talvolta alle notizie che sentiamo ai telegiornali. Quindi sappiamo che non sempre queste scelte sono ragionevoli e positive.

Ci sono però motivazioni alla base della scelta di creare questi profili che rendono il fenomeno alquanto variopinto, sommerso e meritevole della nostra attenzione..

Oggi, chi ha bisogno di confidarsi,  chi si sente insicuro a mostrare parti di sé in pubblico,  corre un rischio in più: per questo la scelta di un  profilo fake può proteggere e, anzi, può permettere di trovare risorse che non sono disponibili altrove.

Quindi, come possiamo affrontare la questione con i nostri figli? Cosa possiamo fare per proteggerli?

Intanto ragioniamo insieme, entrando nel merito del fenomeno con due esempi.

Un esempio positivo

A Chiara (nome inventato, ndr) piacciono tantissimo i manga giapponesi. Da quando aveva 13 anni ha un profilo fake. Perché?

Perché provava a disegnarli, quella era la vera passione, e quando si cimentava nei suoi disegni, all’inizio, voleva sapere se piacevano. Poiché ci teneva, ma pensava che se non fossero piaciuti agli amici sarebbe stata presa in giro, li pubblicava con il suo profilo fake, costruito ad arte per non essere riconosciuta, per poi condividerli con il profilo conosciuto e vedere cosa ne pensavano gli amici reali. Non ha fatto male a nessuno, si è protetta e ha coltivato una passione costruttiva. Potremmo quasi pensare che di questi tempi è stata astuta, no?

Ma non finisce qui.

Chiara continua a vivere anche nel suo profilo fake, e con questo profilo stabilisce amicizie e contatti che condividono la stessa passione. Si messaggiano, si mandano e- mail, condividono i loro lavori e si danno consigli, pubblicano disegni su portali dedicati e Chiara allarga sempre più la sua rete di contatti virtuali. Sa di poterlo fare in sicurezza, il suo profilo è fake e al sicuro da dati sensibili reali a rischio: costruendolo, aveva seguito le regole d’arte.

Ha scelto il liceo artistico, ha buoni voti, e va benissimo in inglese, essendosi sempre dovuta destreggiare: buona parte dei suoi fan sono in Giappone e negli Stati Uniti. Inizia a collaborare a progetti online con i suoi contatti.

Oggi ha 20 anni e il nome fake è oggi il suo nome d’arte.

Quello di Chiara è l’esempio di quanto di meglio sia auspicabile per chi pensa di usare un profilo fake nell’Era di Internet: ne ha fatto un uso positivo, corretto e consapevole a proprio vantaggio e a tutela della propria persona, allo scopo di rispondere all’esigenza di ricerca della propria identità tipica della sua giovane età.

Non è successa chissà dove: questa è una storia che ho ascoltato questa mattina ed è accaduta tra le nostre valli spezzine. Poiché l’ho sentita da un suo amico, deduco che la verità, prima o poi, Chiara l’abbia raccontata- almeno a qualcuno.

Per contro, invece, mi viene raccontata un’altra storia, che dimostra come sia semplice mettere in atto comportamenti scorretti contando sull’anonimato, e come le emozioni turbolente possono portare i ragazzi ad atti devastanti con pochi, semplici e impulsivi tap.

Un esempio negativo

Elena è In prima superiore quando inizia una storia d’amore con Paolo , che fa la terza, nella stessa scuola. Elena, innamoratissima, è anche molto insicura e gelosa. Sospetta di tutte le amiche, sue e di Paolo, e soprattutto sospetta che Paolo non la ami abbastanza da esserle fedele.

Paolo, innamorato a sua volta, la rassicura sempre ma, alla lunga, si stanca e comincia ad avere un atteggiamento più distaccato. Elena se ne accorge e, sempre pensando che lui non dica tutta la verità, decide di metterlo alla prova.

Crea un profilo fake, si spaccia per un’altra bella ragazza, che chiama Stefania, e lo provoca sessualmente per vedere come reagisce. Paolo accetta l’amicizia di Stefania perché vede che è un’amica di Elena, ma questo nuovo contatto è molto esplicito nei suoi messaggi, invia fotografie intime e esplicite anche se lui non la conosce. Vista l’unica amicizia in comune Paolo mangia la foglia, passa ore divorato da senso di tradimento, disillusione e rabbia fino a quando decide che occhio per occhio, dente per dente. Condivide le foto con gli amici e racconta loro tutta la storia, poi tende una trappola a Stefania, dando un appuntamento ad Elena. Naturalmente si presenta Stefania- su tutte le furie. La storia insomma finisce male, con il video del litigio pubblicato su Youtube, con tutti i suoi tag e commenti.

Qual è il problema?

Abbiamo visto attraverso esempi reali e vicini come la questione dell’identità digitale, reale o fake, possa avere un impatto molto forte sulle vite e le storie dei nostri ragazzi, nel bene e nel male.

Il mondo online offre a tutti uno spazio di sperimentazione per essere chiunque si voglia essere. Gli adolescenti possono occasionalmente provare diversi personaggi nel mondo reale, d’altro canto invece Internet può essere un terreno di prova virtuale per sperimentare identità alternative, senza rischiare di rimetterci la faccia.

Quindi oggi i ragazzi esplorano le loro identità creando nomi di schermate, avatar, profili, postando foto e video di se stessi, o fingendo di essere qualcun altro del tutto.

Tutto questo può avvenire senza che il genitore ne sia consapevole, ovviamente, e che quindi non possa avere il polso della situazione e capire se il proprio figlio stia facendo una “esplorazione personale di identità” tutto sommato positiva, o se la stia usando per nuocere a sé e/o agli altri, consapevole o no. Questo è il problema.

Perché è importante?

Abbiamo visto che provare diverse identità online può essere un modo salutare per i ragazzi di esplorare chi vogliono essere: l’ esplorazione online può consentire loro di cercare supporto e risorse non prontamente disponibili offline, nella realtà in cui vivono.

Tuttavia, abbiamo visto che essere anonimo a volte permette agli adolescenti di spingere i limiti e agire in modi che nella realtà non agirebbero e l’impulsività, la spinta di emozioni forti possono spingerli là dove si pentiranno amaramente solo il giorno dopo.

Potrebbero esplorare personaggi rischiosi o ribelli, e se non attenti rischiano di crearsi una reputazione negativa che potrebbe seguirli offline. Inoltre, essere anonimi o usare una persona diversa online potrebbe portare gli adolescenti a dare spazio a pensieri negativi e tendenze non sane (ad esempio, una ragazza adolescente che si collega con un sito web pro-anoressia).

Quindi, come se ne può parlare in famiglia per avere il polso della situazione, e come orientare i nostri ragazzi?

Cosa possono fare i genitori?

  • Il dialogo aperto e senza pregiudizio è sempre la via migliore con cui avviare una conversazione, perciò domande aperte come “ho sentito parlare di profili fake, tu cosa ne pensi?”, “Conosci qualcuno che li usa?”, “Secondo te quando va bene e quando no?”, “Conosci qualcuno che è “falso” o esagera online?”, “Cosa ne pensi?” possono essere ottimi punti di partenza.
  • Tenere sempre aperto un canale di controllo sulla vita dello smartphone del figlio. La questione della privacy tra genitori e figli nell’Era digitale è ancora tutta da discutere. Noi suggeriamo di separare due tipi di controllo: quello di tipo tecnico, e quello relativo ai contenuti. Il controllo tecnico permette di verificare le impostazioni di privacy, cronologie, account utilizzati e le app principalmente usate- consigliato regolarmente, soprattutto all’inizio della vita digitale; il controllo sui contenuti lo consideriamo violazione dell’intimità della vita psico-affettiva e sociale del ragazzo, salvo quando vi siano sospetti fondati che qualcosa non va (es. umore instabile per lungo tempo, malumori, voci che circolano, una nostra ricerca online sulla reputazione del ragazzo, cambiamenti improvvisi di comportamento).
  • Non bisogna mai stancarsi di ricordare ai ragazzi almeno un paio di Regole D’Oro. La prima è che, anonimo o reale, in Internet non si fa ad altri quello che non si vuole per sé (tutto torna, prima o poi), e la seconda: l’anonimato non esiste- nel web, ogni device ha un indirizzo IP associato e rintracciabile in caso di indagini: utilizzare un finto account per molestare o truffare le altre persone è illegale.
  • Come adulti, cerchiamo di mantenere la mente aperta e di non giudicare a priori questo fenomeno. Considerato che oggi un profilo è pubblico per sempre e ogni singola cosa che pubblichiamo rimane nella memoria del Cloud, potrebbe essere saggio chi ricorre ad un profilo fake nell’età della sperimentazione.

 

Come genitori bisogna tenere a mente che l’’esplorazione è sempre stata una parte importante della crescita adolescenziale. L’apertura al mondo di Internet unita al bisogno fondamentale dei ragazzi di scoprire se stessi apre un varco nella mente dei ragazzi, desiderosi di provare diversi personaggi online o esagerare se stessi, ma questa è una parte normale del processo per capire chi sono e chi vogliono essere nel mondo.

Ovviamente, se vedi che il tuo ragazzo sta cominciando ad indossare i panni di una personalità problematica, chiedi a questo proposito. Non bisogna però essere troppo veloci nel preoccuparsi o giudicare, ma semmai fare domande sul perché hanno fatto le scelte che hanno fatto.

Mantenere un dialogo col proprio figlio, togliendo lo sguardo del pregiudizio, potrebbe addirittura permettervi di parlare con lui entrando nel merito del chi vuole essere nella sua vita online, e di come questo può avere impatto sulla sua vita e sulla sua persona. Ricorda agli adolescenti che hanno il potere di dare forma alla loro reputazione e chi sono online.

 

Infine, ricordiamo a tutti che le tecnologie digitali e la realtà virtuale sono relativamente nuove, ma l’adolescenza con le sue istanze, difficoltà e particolarità è sempre quella.

Non c’è nulla di quello che accade loro oggi che noi non possiamo comprendere con un bel respiro profondo e un tuffo nel passato della nostra storia personale.

 

Fonte: Commonsense

Lascia un commento


Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi contrassegnati da * sono obbligatori.