Privacy: come aiutare figli adolescenti a proteggersi online

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I nostri ragazzi vivono in una cultura di condivisione che ha cambiato per sempre il concetto di privacy. In un mondo in cui tutti sono connessi e qualsiasi cosa creata online può essere copiata, incollata e inviata a migliaia di persone in un batter d’occhio, la privacy inizia a significare qualcosa di diverso rispetto alla semplice protezione di informazioni personali o private. Ogni volta che un ragazzo adolescente riempie un profilo, commenta qualcosa, pubblica un video o invia una foto di se stesso agli amici, lui o lei potenzialmente si trasmette al mondo.

La privacy non è più una cosa dovuta, o un diritto riconosciuto; è un diritto che viene rispettato a patto che si abbia un comportamento proattivo affinché ciò avvenga.

E’ per questo motivo che possiamo impostare tutta la sicurezza e la privacy che vogliamo sugli smartphone dei nostri ragazzi, ma se non li educhiamo ad assumere comportamenti di auto controllo e auto-tutela non andremo lontano.

Perché è importante?

Ricorda sempre questo: la vita digitale è sia pubblica che permanente. Tutto ciò che i nostri ragazzi fanno online crea impronte digitali che migrano e persistono. Qualcosa che accade per impulso – una foto divertente, un post rabbioso – può riaffiorare negli anni a venire. Se i ragazzi non stanno attenti, la loro reputazione può essere danneggiata in futuro. Potrebbe pensare di aver mandato qualcosa a un amico, ma quell’amico può inviarlo a un amico di un amico, che può inviarlo agli amici dei propri amici, e così via. Ecco come i segreti diventano titoli e come le informazioni false si diffondono velocemente e furiosamente.

La posta in gioco aumenta solo quando ricordiamo che tutto questo avviene di fronte a un pubblico enorme e invisibile. I segreti più profondi degli adolescenti possono essere condivisi con migliaia di persone che non hanno mai nemmeno incontrato. E tornare in modi e tempi inopportuni.

Scuola e lavoro sono sempre più digitalizzati, così come l’esercizio di sempre maggiori diritti di libertà e di espressione; un numero sempre maggiore di azioni, prima da svolgere negli uffici o che richiedevano procedure complesse, diverranno digitali mediante riconoscimento di identità elettronica. Ecco così spiegato in un attimo come mai oggi sia così urgente che i ragazzi sappiano badare da sé alla propria reputazione online.

Cosa può fare un genitore?

Accade spesso che i ragazzi si mostrino, o siano effettivamente, più competenti dei genitori nella gestione dei loro smartphones. Questo non deve scoraggiare il genitore nello svolgere il suo compito di “orientatore” nel mondo, così cruciale in adolescenza. Anche online.

La via delle regole ferree, dei divieti, del controllo è una via ardua, che porta a scontri e soprattutto, questi non sono proficui. Non è nel momento del litigio che i ragazzi ascoltano le nostre ragioni, ma nel momento del dialogo. Quando abbiamo tempo di sederci sul divano, spegnere qualunque schermo e dire “e adesso parliamo di quello che si posta, perché è un discorso importante”.

Ecco alcune domande  che possono aiutarci ad entrare nel merito della discussione:

Come decidi chi sa cosa di te?

Cosa vuoi davvero che tutti sappiano questo su di te? E cosa fai quando vuoi davvero che solo alcuni sappiano?

Ti senti a tuo agio all’idea che la nonna veda il tuo diario/galleria/chat/…? Arrossirebbe?

 I tuoi amici sono d’accordo quando posti le loro foto, o si arrabbiano?

 Dici che loro si sentiranno a loro agio a rivederle in futuro?

A ragionare si impara:

Aiuta i tuoi ragazzi a pensare a lungo termine.

Spiega loro che tutto lascia un’impronta digitale con informazioni che possono essere cercate e trasmesse a migliaia di persone. Altri possono trasmettere anche queste informazioni, quindi se non vogliono vedere qualcosa di pubblico domani, sarebbe meglio non pubblicarlo oggi.

Insegna ai ragazzi a mantenere private le informazioni personali.

Aiuta gli adolescenti a definire quali informazioni sono importanti per loro da mantenere private quando sono online. Per iniziare, consigliamo agli adolescenti di non condividere i loro indirizzi, numeri di telefono, date di nascita e password.

Assicurati che i tuoi ragazzi utilizzino le impostazioni sulla privacy nelle loro pagine dei social network.

Aiuta i ragazzi a riflettere attentamente sulla natura delle loro relazioni (amici intimi, familiari, conoscenti, estranei) e accompagnali mentre modificano le loro impostazioni sulla privacy di conseguenza. Alcuni protestano dicendo che loro sui social non ci vanno mai. In compenso scaricano videogiochi e app a cui accedono mediante Facebook, Google+  o email. A seconda dell’uso principale che fa del suo device, e degli account che utilizza per accedere, capirai presso quale colosso andare a rivedere le impostazioni di privacy e sicurezza.

Ricorda agli adolescenti di proteggere la privacy dei loro amici.

Dare fiato alle voci e al “ha detto tizio che”  o identificare qualcuno in una foto taggandolo influisce sulla privacy degli altri. Se tuo figlio è a disagio nell’essere taggato nelle foto degli amici, potete entrare nelle impostazioni specifiche e chiedere che non vengano pubblicate sul proprio diario senza che vengano approvate da lui. Ma oltre a questo, non c’è molto che possano fare. Quindi insegna ai tuoi ragazzi che è buona educazione controllare prima con i soggetti della foto o post che siano d’accordo, prima di pubblicare qualcosa su di loro.

La regola d’oro

Internet non è un mondo senza regole, affatto. L’accesso è così semplice e vasto che tutti possono essere online e raggiungere gli scopi per cui sono li. Ma non crediate che questo sia tutto. I cybernauti hanno le loro regole. Quella d’oro è questa: fai agli altri quello che vorresti per te, che nel web diventa: non avere una condotta online verso gli altri che tu stesso non voglia ricevere. Mentre gli adolescenti non hanno sempre il controllo su quali altre persone postano su di loro, possono essere proattivi nel controllare quali istantanee delle loro vite sono prese in prima persona.

Ciò che va, torna.

Se i ragazzi diffondono una voce o parlano male di un insegnante, o un compagno, non possono supporre che quello che pubblicano rimarrà privato. Qualunque cosa negativa dicano può e probabilmente tornerà a perseguitare loro, in più modi di quanto possano immaginare. Per esempio sul loro curriculum scolastico digitale, o sul proprio diario al momento più inopportuno.

Stare davanti al proprio computer, smartphone o tablet non è un fatto privato, anche se siamo indotti a pensarlo. Significa uscire di casa e presentarsi al mondo. E il mondo capirà in base ai nostri click se siamo persone affidabili oppure no.

Fonte: www.commonsense.org/educators

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